Percorso: Lesbiche : Storia del lesbismo
(Questa è una traduzione automatica dell'articolo originale in spagnolo. Non dovrebbe essere considerata come completa o precisa.)
È impossibile determinare il momento in cui sorse la prima relazione lesbica. Tuttavia, determinati documenti storici ci permettono di farci un'idea dell'evoluzione del lesbismo.
Già nel primo codice conosciuto della storia, il Codice di Hammurabi, 1770 A.C., appare la salzikrum, una figura che caratterizza un donna-uomo che poteva avere un o varie mogli e diritti esclusivi di eredità. La parola salzikrum significa figlia-uomo. Le salzikrum probablente non aveva mai figli, come gli eunuchi, e perfino per legge se avevano figli li cedevano in adozione e non potevano reclamarli nel futuro.
Benché la documentazione al riguardo è scarsa, si pensa che in comunità isolate dall'Albania, Yugoslavia ed Italia si accettavano le relazioni lesbiche in epoche passate. Per esempio, nelle zone montagnose di Cabiria esisteva una società aborigena composta unicamente per donne alle quali si chiamava sbraie. In Cina si descrivono anche relazioni tra donne che interagivano tra sé come marito e donna, situazione alla quale si impadroniva riferimento del termine dui shi.
Secondo la maggioranza degli storiografi, il primo testo poetico del quale si tiene costanza fu creato da una donna chiamato Enheduanna, figlia del re Sargon I di Acadia. Questa principessa e sacerdotessa, nata attorno all'anno 2300 A.C., componeva canti in onore di Inanna, dea dell'amore e la guerra. La storiografa Judy Grahn, investigatrice della cultura omosessuale, fa una lettura lesbica degli inni della principessa Enheduanna. E si basa sulla sensuale esaltazione della bellezza che fa nei suoi canti circa la dea Inanna, alla quale perfino si riferiva come "ammanetta".
Nel 630-560 A.C. si tiene costanza dell'esistenza di Saffo, una poetessa greca che viveva nell'isola di Lesbos. I suoi poemi e la sua trascendenza in secoli posteriori fecero che il termine "lesbismo" fosse accettato internazionalmente come forma di denotare l'omosessualità femminile.
All'antica Roma ed in Grecia il lesbismo era accettato con normalità. A Roma, per esempio, esistevano bagni pubblici per donne che, nonostante essere sposate, desideravano mantenere contatti sessuali con altre donne. Questi bagni contavano con piccoli, le schiavi felatoras, che soddisfacevano il suo desideri lesbici. Esiste anche costanza di nozzi tra donne. Con l'espansione del cristianesimo, l'accettazione delle relazioni omosessuali fu decrescendo a poco a poco fino ad arrivare a trasformarsi in motivo di persecuzione. Tuttavia, bisogna fare constare che il motivo della condanna cristiana si incentrava più nell'adulterio che in identificare se si commetteva tra uomini o tra donne.
Nel Medioevo si conoscono solo contati casi di lesbismo attraverso gli archivi ecclesiastici dove si redigono denunce, condanne e sermoni. Santo Ambrosio, nel secolo IV, qualificò il desiderio di alcune donne per altre di atto lussurioso; Santo Crisostomo lo definì vergognoso. Secoli più tardi Santo Anselmo si riferirebbe alla relazione sessuale tra donne come un attentato contro la natura; e nello stesso senso si pronuncierebbe Pedro Abelardo. Santo Tomasso stabilì come uno dei vizi contro natura la copula tra femmina e femmina. Posteriormente molti teologi si baserebbero su Santo Tommaso per condannare il lesbismo come un peccato di lussuria.
In dieci secoli esistono solo una dozzina di allusioni al lesbismo, sempre legate alla condanna ecclesiastica, l'eresia o la stregoneria. Le suore, per esempio, erano istruite per evitare l'attrazione carnale tra esse, e più avanti, nei Concili di Parigi, 1212, e Rouen (1214) fu proibito loro di dormire giunte e se li impegnò a mantenere le sue stanze illuminate durante la notte. Altre misure per evitare queste relazioni consistevano in ostacolare che le suore si visitassero o proibirloro che chiudessero le porte per potere essere controllate dalla badessa in ogni momento.
Nei secoli XVI, XVII e XVIII si tratta il tema delle relazioni sessuali tra suore, come per esempio quella di Sor Benedetta Carlini, in vari romanzi e poemi. Alla fine del secolo XVI, lo scrittore francese Pierre di Bourdeille (signore di Brântome), ammetteva che le relazioni sessuali tra donne si erano trasformate in una moda trasportata dell'Italia alla Francia per una dama nobile che era probabilmente la regina della Francia, Catalina di Medici. Questa regina sarebbe stata l'esempio di un gruppo di donne conosciute come "Battaglione volante" che, secondo Pierre di Bourdeille, preferivano fare l'amore tra esse a rimanere incinta e perdere il suo onore. È questo scrittore francese, il signore di Brântome chi utilizza per la prima volta la parola "lesbica", in allusione al posto dove visse Saffo, l'isola di Lesbos, in un'opera che intitolò precisamente "Le lesbiche" dove redigeva poemi amorosi tra donne, compresi quelli di Saffo.
Altre donne dell'epoca conosciute per le sue tendenze lesbiche furono Juana di Arco, Catalina di Erauso, il "suora alfiere", e la regina Cristina della Svezia. Il trattamento che si dava in questa epoca al lesbismo era, dentro la condanna, più leggero che per l'omosessualità maschile. Si considerava che la semente maschile era più importante della femminile, e pertanto il suo spreco inutile costituiva una maggiore offesa a Dio. Le relazioni lesbiche si puniva con pene minori, equiparabili a quelle della masturbazione. Tuttavia questo trattamento non era unanime dato che in alcuni posti il lesbismo si puniva perfino con la pena di morte. Benché, in linee generali, il lesbismo si considerava un problema molto meno grave delle relazioni tra uomini, quello che darebbe luogo ad una minore persecuzione ma anche ad una maggiore ignoranza dell'esistenza e l'identità delle donne lesbiche.
Nel frattempo, in America Latina si tiene costanza dell'esistenza di donne lesbiche in comunità aborigene alla fine del secolo XVI. Per esempio le donne conosciute come cacoaimbeguira appartenenti alla tribù dei Tupinamba che esercitavano mestieri di uomo, andavano alla guerra e si riferivano con altre donne che adottavano il ruolo di moglie.
Alla fine del secolo XIX sorse una nuova disciplina, dentro la Psicologia, conoscente come sessuologia, con la quale si pretendeva di studiare scientificamente le relazioni sessuali. Il lesbismo si classificò allora come una perversione patologica, insieme ad altre come il sadomasochismo, il feticismo, l'esibizionismo, la zoofilia o la pedofilia. Ugualmente si descrisse alla lesbica come una donna mascolinizzata, dando luogo ad un stereotipo che, sebbene coincideva con alcuni lesbiche, lasciava al margine ad altre molte donne che non si vestivano di uomo o non presentavano comportamenti maschili. La sessuologia considerava le lesbiche malate mentali perché li contemplava dal ruolo sociale stereotipato dell'epoca, cioè, si allontanavano dalla normalità che si attribuiva alla carta della donna come ammanetta, madre e sorvegliante della progenie. L'aspetto emozionale si ovviava completamente. Con questi concetti erronei, negli ultimi anni del secolo XIX e primi del XX si commisero abusi tali come considerare il lesbismo una malattia di donne prostitute o internare le lesbiche in manicomi vicino a criminali, applicandoloro metodi come l'electroshock, la lobotomia o l'estirpazione della clitoride. Tuttavia, negli Europa e Stati Uniti si veniva accettando l'amicizia romantica tra donne da metà del secolo XVIII, rimanendo costanza di ciò nella letteratura in opere come "The bostonians", di Henry James, nella quale si trattava l'unione emozionale tra donne indipendenti, dando luogo all'estensione del termine "matrimonio bostoniano" nell'America del secolo XIX. Sono anche conosciuti nella società anglosassone del secolo XVIII casi di amicizia romantica come quello delle "dame di Llangollen", Eleanor Butler e Sarah Ponsonby, o quelli di Sarah Scott, Elizabeth Carter, Anna Seward, Honora Sneyd, Mary Wollstonecraft, Fanny Blood, etc.
Già nel secolo XX l'influenza degli stereotipi creati per i psicologi fece che si estendessero tra la popolazione credenze assurde sulle lesbiche come la separazione in due ruoli, quello della donna maschile, invertite congenite che faceva di marito, e la donna femminile (pseudolesbiche) che compiva il ruolo di moglie. Negli anni venti si svilupparono campagne per prevenire la malattia mentale lesbica tra le ragazze giovani, e quello lavoro provocò che incominciasse ad associarsi il lesbismo con la marginatura, la malattia, la perversione ed il vizio. Davanti a questo trattamento molte donne lesbiche si accettarono a loro stesse come ammali e cercarono di respingere le sue emozioni sposandosi o suicidandosi. Tuttavia, allo stesso modo che Lei patologizaba il lesbismo, da finali del secolo XIX alcuni donne incominciarono ad emergere nelle sue attività, studi e professioni, associandosi per dare luogo a quello che si conoscerebbe come "nuova donna." Il suo attivo lavoro sarebbe decisivo affinché la società fosse accettando i diritti delle donne, come il diritto al voto o l'uguaglianza di condizioni. Benché la maggioranza di queste donne non erano lesbiche, ci furono psicologi che li considerarono come tali per presentare, secondo essi, comportamenti maschili. Tra queste donne che cambiarono la concezione malaticcia che si teneva del lesbismo a poco a poco troviamo, per esempio, a: Florence Nigtthingale, creatrice di una scuola per infermiere a Londra; Francisca Maria Souvestre, direttrice di un collegio di signorine simile a quello di Saffo; Romaine Brooks, pittrice e scrittrice; le scrittrici Natalie Barney, Colette, Virginia Woolf, Vita Sackville-West, Radclyffe Hall, Djuna Barnes, Gertrude Stein, Marguerite Yourcenar, Carmen di Burgos "Colombine"; le artista Alla Nazimova, Greta Garbo, Marlene Dietrich, Isadora Duncan,...
Alla fine del secolo XX e principi del XXI i diritti delle donne lesbiche hanno continuato ad avanzare grazie ad iniziative collettive ed individuali di lesbiche celebri ed anonime, ma ancora in molte parti del mondo, ed in ambienti poco umanizzati delle società sviluppate, il lesbismo continua ad essere motivo di scherno pubblico e perfino di disuguaglianza e riprovazione da parte delle autorità.
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